Sabato 12 settembre 2026, dalle ore 15.00 alle 19.00 MUFANT – Museo del Fantastico e della Fantascienza Piazza Riccardo Valla 5, Torino
L’8 settembre 1966 Star Trek appariva per la prima volta sugli schermi televisivi statunitensi. Cominciava così un viaggio destinato a cambiare per sempre il nostro modo di immaginare il futuro.
Nel sessantesimo anniversario della Serie Classica, il MUFANT, in collaborazione con il gruppo Star Trek Torino e con la collezionista Stefanie Gröner, rinnova la sala espositiva dedicata all’universo fantascientifico nato dalla visione di Gene Roddenberry.
Sabato 12 settembre inaugura “Star Trek 60”, un nuovo allestimento che celebra sessant’anni di mondi lontani, incontri con l’ignoto, nuove forme di vita e nuove civiltà, continuando a spingersi là dove nessun uomo è mai giunto prima.
Perché Star Trek non ci ha insegnato soltanto a guardare le stelle: ci ha insegnato a immaginare che cosa potremmo diventare.
Il viaggio continua.
Spazio, ultima frontiera…
L’INAUGURAZIONE
Trasmesso per la prima volta negli Stati Uniti l’8 settembre 1966, Star Trek, successivamente identificato come The Original Series, presentò al pubblico l’equipaggio della USS Enterprise, guidato dal capitano James T. Kirk.
La sua missione non era conquistare nuovi pianeti, ma esplorare lo spazio, incontrare altre forme di vita e conoscere civiltà sconosciute. Una prospettiva innovativa, attraverso la quale la serie affrontò temi come il rapporto con l’altro, la convivenza tra culture diverse, il progresso scientifico, la pace e il futuro dell’umanità.
Nel corso del pomeriggio, ospiti ed esperti approfondiranno il fenomeno Star Trek mettendolo in relazione con i programmi spaziali degli anni Sessanta e con la creatività dei fan, capace di trasformare una grande passione collettiva in nuove produzioni artistiche e cinematografiche. Un particolare focus sarà dedicato al tema della rappresentazione della flora aliena nella serie in linea con la nuova progettualità annuale del museo dedicata ai rapporti fra botanica e fantascienza.
LA NUOVA SALA “STAR TREK 60”
Dal 12 settembre al 30 dicembre 2026
La nuova sala espositiva“Star Trek 60” è dedicata in particolare alla Serie Classica creata da Gene Roddenberry.
Il percorso presenta action figure di personaggi come Spock e il capitano Pike, diorami che ricostruiscono scene e ambientazioni memorabili — tra cui il capitano Kirk sulla poltrona di comando dell’Enterprise e Spock e Sulu nell’Universo dello Specchio — oltre a numerose figure aliene.
L’allestimento comprende inoltre gadget e riproduzioni di alcuni degli oggetti più riconoscibili della saga: phaser, tricorder, comunicatori e l’iconico gioco degli scacchi tridimensionali.
Al centro della sala è esposta una riproduzione della poltrona di comando dell’Enterprise, donata al MUFANT da Gabriella Lisiero, moglie del compianto Alberto Lisiero cofondatore dello Star Trek Italian Club e figura fondamentale del fandom italiano. Intorno alla poltrona trovano posto riproduzioni delle uniformi della Federazione e dei costumi di alcuni alieni apparsi nella Serie Classica.
La mostra espone la collezione diStefanie Gröner, fondatrice del gruppo Star Trek Torino. Nata in Germania, Gröner ha scoperto Star Trek durante un periodo trascorso negli Stati Uniti e, dopo essersi trasferita in Italia, ha iniziato a raccogliere oggetti e merchandising legati alla saga. Parte della sua collezione, che comprende anche costumi realizzati a mano, è oggi inserita nel percorso espositivo permanente del MUFANT.
PROGRAMMA
Ore 15.00–15.30
INTRODUZIONE
Presentazione a cura dei co-direttori del MUFANT, Silvia Casolari e Davide Monopoli, che illustreranno il significato e il peso di Star Trek nel progetto culturale del museo e nell’ambito del percorso espositivo permanente.
Sottolineeranno inoltre l’importanza di dare voce al fandom e alla sua capacità di trasformare la passione per la fantascienza in nuove forme di creatività e produzione culturale, dai fan film alle opere artistiche e narrative.
Ore 15.30–16.00
STAR TREK 1966: UN INIZIO TRA FANTASCIENZA E CORSA ALLA LUNA
Incontro fra Stefanie Gröner, curatrice della sala espositiva, e Antonio Lo Campo, giornalista scientifico e scrittore specializzato nel settore aerospaziale, collaboratore de La Stampa, Avvenire e di diverse testate specialistiche.
L’incontro metterà a confronto i programmi spaziali sviluppati negli anni Sessanta, nel pieno della corsa alla Luna, con l’immaginario dell’esplorazione cosmica concepito da Gene Roddenberry per la Serie Classica.
Ore 16.00–16.30
STAR TREK: FIORI E PIANTE ALIENE
Stefanie Gröner accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso la flora dei mondi alieni esplorati dall’Enterprise e dagli altri equipaggi della Flotta Stellare nei sessant’anni della saga.
L’intervento creerà un collegamento tra l’immaginario botanico di Star Trek e il Giardino Fantabotanico realizzato sul Rooftop del MUFANT, dove piante reali e vegetazioni immaginarie dialogano all’interno di un percorso dedicato al rapporto tra natura e fantastico.
Ore 16.30-17:00
COFFEE BREAK
Ore 17.00–17.45
DELL’AMORE E DELL’ONORE
Proiezione e presentazione di Dell’Amore e dell’Onore, il primo fan film di Star Trek realizzato in Italia.
Pensato per essere seguito anche da chi non conosce approfonditamente la saga, il film propone al tempo stesso numerosi riferimenti destinati agli appassionati. La storia intreccia diplomazia, conflitto e strategia militare con un’attenta costruzione dei personaggi, affrontando temi come il dovere, la lealtà, la famiglia, il rimorso, la vendetta e l’amore.
Il progetto, che ha richiesto quattro anni di lavorazione, sarà presentato da Carlo “Jack” Ponissi, autore della sceneggiatura e compositore della colonna sonora originale. Artista torinese e appassionato di fantascienza, Ponissi ha riunito nel cortometraggio la propria formazione artistica, la scrittura e la ricerca musicale.
Interverranno inoltre Alessandra Prandi, scenografa, e Mirco Faedi e Alessandro Cozza, interpreti protagonisti del film.
L’evento fa parte del progetto “Profezie Artificiali”, Progetto vincitore dell’Avviso Pubblico “Torino, che cultura!”, finanziato con fondi @PN METRO PLUS E CITTÀ MEDIE SUD 2021 – 2027 – TO7.5.1 B – SOSTEGNO ALL’ECONOMIA URBANA NEL SETTORE DELLA CULTURA.
Domenica 7 dicembre 2025.Dalle ore 15.30 alle ore 19.00.
Evento finale di Profezie Artificiali 2025.
MUFANT – Museo del Fantastico e della Fantascienza. P.zza Riccardo Valla 5 – Torino.
PRIMO LEVI SCRITTORE DI FANTASCIENZA.
«Ho l’impressione che una buona parte del mio pubblico troverà strano che uno scrittore nato come scrittore dall’esperienza dei campi di concentramento, trovi poi una strada nel campo della fantascienza; a mio parere però non c’è contraddizione, ritengo che le mostruosità e i mostri partoriti dal sonno della ragione che entrano in scena e si rappresentano nel campo della fantascienza non siano poi così diversi da quegli altri mostri, i maggiori dei quali è Auschwitz, a cui abbiamo assistito nel corso di questi ultimi venti anni e che non sono scomparsi».
Queste sono le parole di cui Primo Levi si è servito per descrivere i suoi racconti di fantascienza in una intervista RAI, divenuta storica, della fine degli anni ’60 in occasione della messa in onda dell’adattamento del racconto Il Versificatore, per la regia del torinese Massimo Scaglione.
Levi alternò la professione di chimico – per quasi trent’anni alla Siva di Settimo Torinese – alla scrittura.
La sua incursione nella fantascienza non è stata casuale né estemporanea: quando nel 1947 esordiva con «Se questo è un uomo», aveva già nel cassetto un racconto fantastico, «I mnemagoghi». Da quel momento la sua produzione letteraria di genere fantascientifico non si è mai interrotta, andando a costituire oltre la metà della sua opera.
Quella di Primo Levi è una fantascienza ironica, disincantata e con una sottile vena critica che in qualche modo è vicina ai grandi autori del genere e soprattutto alla «social science fiction», la fantascienza statunitense degli anni ’50 che, dopo l’esplosione dell’Atomica, smette di celebrare incondizionatamente la meraviglia delle invenzioni tecnologiche per una riflessione sociale più ampia e critica. Malgrado ciò, l’editore Einaudi inserì sulla copertina di «Storie naturali», la prima raccolta di racconti di fantascienza di Primo Levi, un teaser con l’ambigua dicitura «Fantascienza?» e volle che l’autore pubblicasse sotto lo pseudonimo Damiano Malabaila: la science fiction era ancora considerata un genere minore e di puro intrattenimento.
IL VERSIFICATORE NELL’AMBITO DEL PROGETTO PROFEZIE ARTIFICIALI
Uno dei 15 racconti che compongono la raccolta «Le storie naturali» è intitolato il “Versificatore”. Si tratta di un macchinario all’avanguardia che un poeta, subissato di lavoretti di poco conto come annunci matrimoniali, rime funebri e slogan pubblicitari, acquista per realizzare più velocemente i componimenti che la clientela gli chiede. Il Versificatore permette di impostare parametri come argomento, registro, forma metrica, periodo storico e in pochi secondi emette il testo compiuto, licenze poetiche comprese.
È inevitabile, oggi, il rimando a ChatGPT, intelligenza artificiale anch’essa capace di generare testi compiuti grazie al dialogo con l’utente tramite “semplici” prompt testuali. Questa analogia non fa altro che esaltare la forza visionaria e anticipatrice che ebbe Primo Levi nell’immaginarne il funzionamento a metà anni ’60.
Ed è proprio sul Versificatore che si fonda la nuova area espositiva del museo, realizzata grazie a “Profezie Artificiali”, il progetto triennale curato dalla direzione artistica del museo – Silvia Casolari e Davide Monopoli – e sostenuto da “Torino Che Cultura” della Città di Torino, con l’obiettivo di seguire da vicino l’evoluzione e gli impatti dell’arrivo dell’intelligenza artificiale, soprattutto in ambito culturale e creativo.
Il VERSIFICATORE DI BRUCE STERLING
L’interesse del Mufant per il Versificatore di P. Levi converge con il progetto artistico di Bruce Sterling, scrittore di fantascienza statunitense, fondatore del movimento cyberpunk, nonché direttore artistico di Share Festival, il festival torinese di arte tecnologica.
Nell’ultimo biennio Sterling ha avviato un progetto di ricerca incentrato sul Versificatore, promuovendone l’unicità come anticipazione tecnologica tutta torinese dell’odierna intelligenza artificiale, da valorizzare anche in ambito internazionale.
Arriva così in mostra al MUFANT il Versificatore co-prodotto da Sterling e Mufant, una replica fedele e tecnologica del modello proposto nell’omonimo sceneggiato RAI degli anni ’70, per la realizzazione del quale sono stati coinvolti il designer torinese Marcello Michielini e lo studio statunitense Multiplayer.
Nell’area espositiva anche una versione digitale del Versificatore nel metaverso del Museo, fruibile da visitatori e visitatrici attraverso visore VR, realizzato dal digital creator Mariano Equizzi.
ALTRI OSPITI
Partecipa alla giornata Jasmina Tešanović, attivista per i diritti civili, giornalista, scrittrice e regista serba. Dialogherà in talk con la co-direttrice del Mufant Silvia Casolari, sul fenomeno recente che vede un rilancio delle letterature di genere, dal fantastico al femminismo.
Share Festival porta al MUFANT le opere dello “Share campus – mockumentary dal 2050”, ideato da Francesca Ventura. Realizzato con la collaborazione della Prof.ssa Elisabetta Ajani e degli studenti dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, le opere rappresentano macchinari e tecnologie del 2050 accompagnate da un QR code che permette di vedere la rappresentazione dell’oggetto in un breve video generato con IA. Gli artefatti fanno parte del progetto APS The Sharing, associazione nata da un’idea di Chiara Garibaldi e dei soci fondatori, con l’obiettivo di promuovere la riflessione sul nuovo flusso culturale generato dall’uso della tecnologia digitale nelle nostre vite.
Ospite d’eccezione il MU-CH, il Museo della Chimica di Settimo Torinese. Andrea Fiumara e Alessandra Marengo, rispettivamente responsabile della didattica e curatrice del museo, conducono il talk “La scienza nella fantascienza di Primo Levi”, un’esplorazione delle opere di fantascienza del chimico e scrittore piemontese, tra quello che la scienza conosceva e quello che poteva solo immaginare. Verrà inoltre analizzata la scienza nascosta nella fantascienza, alla scoperta di come, spesso, sia proprio il fantastico ad aprire la strada al possibile.
PROGRAMMA
Ore 15.30 – Saluti Istituzionali e intervento di Davide Monopoli, su “Primo Levi e la fantascienza”.
Ore 15.50 – Talk “La bella addormentata nel frigo. Il risveglio della letteratura di genere.” Silvia Casolari dialoga con Jasmina Tešanović, attivista per i diritti civili, giornalista, scrittrice e regista serba.
Ore 16.15 – Presentazione della Mostra “Share Campus – mockumentary dal 2050”, un progetto di APS The Sharing. Ideato da Francesca Ventura e realizzato con la collaborazione della Prof.ssa Elisabetta Ajani e degli studenti dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino.
Ore 16.45 – Performance “Bruce Sterling dialoga con il Versificatore di Primo Levi”. Scrittore di fantascienza statunitense e fondatore del movimento cyberpunk, direttore artistico di Share Festival.
Ore 17:45 – Talk: “La scienza nella fantascienza di Primo Levi”. Con Andrea Fiumara, Head of Education and Public Engagement del MU-CH Museo della Chimica di Settimo Torinese.
Il progetto PROFEZIE ARTIFICIALI
L’intelligenza artificiale generativa fa ormai parte della nostra vita quotidiana. La diffusione massiva di algoritmi basati sulle IA generative, potenzialmente applicabili, con conseguenze ancora imprevedibili, a tutti gli ambiti dello scibile, rende urgente individuare modalità e strumenti capaci di rendere accessibile a tutti e tutte la comprensione della natura, e dei macro-impatti, di questo tsunami tecnologico.
Il progetto triennale Profezie Artificiali, ideato e realizzato dal Mufant – Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino nell’ambito di «Torino che cultura!», si propone di offrire strumenti di riflessione critica sul fenomeno, delineando un percorso critico di avvicinamento all’IA attraverso la fantascienza. Il tema dell’intelligenza artificiale, infatti, costituisce un topos tradizionale della fantascienza: innumerevoli opere letterarie e cinematografiche, molte delle quali sono entrate nell’immaginario collettivo, ne hanno profeticamente trattato tutti i possibili risvolti – sociali, politici, economici – e, soprattutto, hanno contribuito, con le loro anticipazioni e il loro esercizio di “immaginazione scientifica”, a costruire una particolare “forma mentis” che si è poi rivelata determinante per chi, come gli informatici, l’ha trasformata in realtà. Il progetto prevede una serie diversa di azioni che si articoleranno nel corso di tre anni e accosta mostre, conferenze, laboratori, installazioni, l’attivazione di una nuova biblioteca specializzata nel genere fantascientifico.
Inaugurazione Rooftop del Mufant e Mostra “Sandokan. Il ritorno della tigre”.
MUFANT, Museo del Fantastico e della Fantascienza, P.zza Riccardo Valla 5, Torino, Italia.
Domenica 21 settembre 2025, presso il Rooftop del Museo MUFANT, inaugura la mostra “Sandokan. Il ritorno della tigre” dedicata al celeberrimo ciclo indo-malese di Emilio Salgari e ai suoi indimenticabili protagonisti: il principe-pirata Sandokan, il suo fedele compagno di avventure Yanez, la ribelle Lady Marianna, altrimenti nota come la Perla di Labuan.
La mostra è l’occasione per inaugurare il Rooftop, la nuova area che raddoppia i piani e gli spazi a disposizione del Museo e che rende disponibili, insieme alla nuova sala espositiva in cui è ospitata la mostra salgariana, un nuovo punto bar/bookshop e una nuova grande sala conferenze attrezzata, oltreché la grande terrazza panoramica che guarda Superga e la periferia nord della città. Un percorso di rigenerazione urbana co-progettato con la Città di Torino e promosso, attraverso il bando Youtoo, dall’Assessorato alle politiche educative, giovanili, rigenerazione urbana e periferie.
Il progetto espositivo beneficia del sostegno, oltreché della Città di Torino, della Fondazione CRT (bando Immagini e Prospettive) e della Regione Piemonte.
A tagliare il nastro inaugurale, per la Città di Torino l’Assessora Carlotta Salerno, per la Fondazione CRT il Presidente della Commissione cultura, istruzione, territorio Giampiero Leo, per la Fondazione MUFANT i Co-Direttori del Museo Silvia Casolari e Davide Monopoli e l’Architetto Hartmut Grabowski, autore del progetto architettonico e direttore dei lavori.
La mostra sarà visitabile dal 21 settembre 2025 al 21 marzo 2026.
LA MOSTRA INAUGURALE
L’imminente ritorno in televisione di Sandokan, che debutterà in prima serata su Rai 1 dal 1° dicembre 2025, è l’occasione per il Mufant di valorizzare l’eccezionale avventura letteraria di Emilio Salgari, il suo inestimabile contributo all’introduzione nel nostro paese del genere avventuroso e il suo inossidabile rapporto con la città di Torino.
La mostra è ideata e curata dai Co-Direttori del Museo, Silvia Casolari e Davide Monopoli, coadiuvati da un gruppo di esperti italiani e internazionali, fra salgariani, studiosi di storia della televisione italiana e della cultura malese:
Felice Pozzo, fra i massimi esperti salgariani in Italia;
Paola Irene Galli Mastrodonato (Ph D Università degli Studi della Tuscia), autrice del saggio “Emilio Salgari: The Tiger Is Still Alive!”;
Carlo Modesti Pauer, antropologo visuale e autore televisivo (Wonderland RAI 4);
Masturah Alatas scrittrice e saggista (Università di Macerata);
Rossana Moriello, esperta di bibliografia e biblioteconomia (Università di Firenze),
Bruna Mancini, esperta di letteratura fantastica (Università della Calabria);
Danilo Zagaria, saggista e divulgatore scientifico.
La mostra è dedicata al notissimo ciclo di undici romanzi in cui lo scrittore veronese, e torinese di adozione, racconta le incredibili avventure di pirati, lord, principesse e spietati tagliatori di teste, ambientate fra l’india e la Malesia. A partire dal memorabile successo televisivo del Sandokan RAI del 1976, quello di Kabir Bedi per intenderci, il percorso perlustra gli adattamenti crossmediali che ebbe il ciclo indo-malese fin dalle sue origini: un infinito e rocambolesco alternarsi di rappresentazioni e trasposizioni che, a partire dalle opere letterarie scritte da Salgari fra tardo Ottocento e primi del Novecento, ha invaso il cinema, il fumetto, il teatro, l’arte e l’illustrazione e, di nuovo oggi e per la seconda volta, la televisione, con la nuova serie prodotta da LuxVide in collaborazione con RaiFiction, con un cast internazionale fra cui spicca Can Yaman nei panni della Tigre della Malesia e Alessandro Preziosi che presta il volto a Yanez de Gomera.
Ma non solo, il fil rouge che sottende alla mostra si snoda attorno ad una riflessione più ampia e ambiziosa focalizzata sulla coppia di opposti “fantasia e realtà”, sul concetto di “esotismo”, sul contrasto fra “viaggi immaginari e viaggi reali”. È noto, infatti, che lo scrittore veronese inventò i suoi romanzi a tavolino raccontando di terre lontane e misteriose senza mai muoversi dalla sua stanza.
In questo senso, ispirati dal saggio “I due viaggiatori. Alla scoperta del mondo con Odoardo Beccari ed Emilio Salgari” del giornalista e scrittore fiorentino Paolo Ciampi, i curatori hanno sviluppato un confronto fra il viaggio immaginario nel Borneo, compiuto in fantasia dal narratore Salgari, e quello reale, di esplorazione e studio, che il naturalista fiorentino Odoardo Beccari compì nello stesso periodo in cui Salgari scriveva. Si tratta di due diverse rappresentazioni del Borneo Malese, quella offerta dall’immaginazione salgariana – che ha preso forma, come noto, dagli approfonditi studi geografici, etnografici e naturalistici compiuti dallo scrittore a tavolino – e quella di Odoardo Beccari, che fu il primo naturalista italiano, e fra i primissimi nel mondo, a solcare le foreste inesplorate del Borneo, restituendo alla scienza un incredibile patrimonio di scoperte botaniche, faunistiche ed etnografiche presentate nel saggio “Nelle foreste di Borneo” pubblicato nel 1902.
Sempre attorno al concetto di esotismo e considerato che la nuova serie tv, a differenza di quella degli anni ‘70 le cui location erano veramente in Malesia, è stata girata in grande parte in Calabria – fra Lamezia Terme e il Tirreno calabrese – mostreremo come, applicando il metodo salgariano, luoghi a noi familiari e domestici, possano essere rinarrati e trasformati in luoghi dell’altrove. Al centro, l’interrogativo: “persiste oggi, nella globalizzata epoca digitale, il gusto per l’esotico e per le culture e le estetiche di paesi lontani e sconosciuti?”
IL PERCORSO DI VISITA
1: Il magico mondo di Emilio Salgari
La prima sezione, che beneficia della collaborazione di Felice Pozzo, accoglie ed immerge da subito visitatori e visitatrici nell’universo salgariano “tout court”, in una biografia al limite del romanzo d’avventura – fra viaggi millantati e mai realizzati, controversi rapporti con editori e critici, straordinari successi di pubblico, un improbabile duello, la relazione con l’amata moglie, il tragico e cruento epilogo della sua vita – e una sterminata produzione narrativa costituita da oltre ottanta romanzi e centinaia di racconti.
Un curioso contributo archivistico della ricercatrice Rossana Morriello testimonia inoltre, attraverso documenti dalla Biblioteca Civica di Torino, i livelli di notorietà raggiunti da uno scrittore popolare che ha forgiato l’immaginario di più di una generazione di lettori, soprattutto giovani.
2: La Malesia di Emilio Salgari
La seconda sezione, realizzata grazie al contributo di Paola Irene Galli Mastrodonato, approfondisce il ciclo indo-malese con le prime edizioni, le tavole di alcuni degli illustratori, i fumetti, le edizioni internazionali, le edizioni postume dei tanti imitatori.
La sezione dedica un focus, curato da Carlo Modesti Pauer, coautore della trasmissione Wonderland di RAI 4, agli adattamenti dei romanzi salgariani in televisione e al cinema soffermandosi, naturalmente, sul fenomeno mediatico che fu il Sandokan di Sergio Sollima del 1976. Fra estratti televisivi dello sceneggiato dalle Teche della Rai – media partner della mostra -, poster cinematografici e stralci di interviste, l’area evidenzia l’iconicità del Sandokan interpretato da Kabir Bedi, senza tralasciare le numerose altre versioni cinematografiche precedenti e successive.
3:Odoardo ed Emilio, due modi di esplorare le foreste tropicali del Sud-Est asiatico.
La terza sezione propone un confronto fra il Borneo raccontato dal romanziere Salgari e il Borneo descritto dal naturalista Beccari e si snoda fra materiali eterogenei: reperti etnografici delle popolazioni native del Borneo, materiali originali raccolti da Beccari nei suoi viaggi (prestati dal Museo La Specola di Firenze), documenti fotografici e audiovisivi che raccontano della vita all’epoca di James Brooke, il primo rajah bianco del Sarawak, un approfondimento dedicato al tema attuale delle giungle equatoriali a cura del biologo Danilo Zagaria.
Quest’area accoglie inoltre approfondimenti di attualità: Masturah Alatas, scrittrice di origine malese e docente di Lingua Inglese presso l’Università di Macerata, offre degli spunti di riflessione sulla Malesia di oggi, confrontata con quella tardo ottocentesca raccontata da Salgari; Bruna Mancini, professoressa ordinaria dell’Università della Calabria, con la sua équipe di collaboratrici, propone qui un approfondimento fotografico e audiovisuale sull’area di Lamezia Terme che ha ospitato le location del nuovo Sandokan RAI.
La sezione è, infine, arricchita da un contributo video di Giuliano Doria, Direttore del Museo di Storia Naturale di Genova che racconta la genesi del museo genovese proprio a partire dalla spedizione nel Borneo compiuta da Giacomo Doria, fondatore del museo, insieme ad Odoardo Beccari. Il museo genovese presta alla Mostra alcuni specimen reperiti da Beccari nel Borneo nel 1868 che saranno esposti nel mese di novembre nell’ambito di una giornata dedicata.
Parte dei materiali esposti è stata reperita personalmente dai due co-curatori nel corso di due viaggi di ricerca nel Borneo: i costumi d’epoca e gli oggetti artigianali di alcune delle popolazioni autoctone del Sarawak come gli Iban, i famosi “daiacchi” tagliatori di teste descritti da Beccari e resi celebri dai romanzi di Salgari, gli Orang Ulu e i Penan. Una video-intervista ad una famiglia di etnia Penan offre inoltre un’interessante panoramica sulla vita attuale dei nativi delle foreste del Borneo.
LE COLLABORAZIONI INTERNAZIONALI
Dai viaggi malesi sono inoltre scaturite le collaborazioni internazionali al progetto espositivo: quella con la University of Malaya di Kuala Lumpur che ha ospitato nel mese di luglio, in vista della mostra, una giornata salgariana coordinata dal Professor Andrea Paduano in collaborazione con l’Ambasciata Italiana di Kuala Lumpur, dove per la prima volta in Malesia è stato proiettato un episodio del Sandokan del 1976; l’Associazione Amici di Emilio Salgari che ha sede nella capitale malese e il Museo delle Culture del Sarawak di Kuching, capoluogo del Sarawak dell’isola di Borneo.
LE ATTIVITÀ DIDATTICHE
Nel corso dei mesi di allestimento è prevista una rassegna di giornate salgariane, curata dal coordinatore scientifico del Museo, il Professor Paolo Bertetti, con interventi curati dai membri del comitato scientifico della mostra e ospiti esterni.
Il Museo offrirà percorsi didattici abbinati alla mostra che prevedono anche “passeggiate salgariane” – condotte dall’antropologo Francesco Vietti dell’Università di Torino – alla scoperta dei luoghi torinesi vissuti da Salgari e sessioni di gioco in cui sperimentare “Le tigri della Malesia”, ad oggi il primo gioco di ruolo, realizzato da Cristian Carlone e Renato Torchio, ispirato al ciclo indo-malese salgariano.
Un progetto didattico speciale ha coinvolto infine due classi di due scuole montessoriane di Torino e Kuala Lumpur dove bambini e bambine in un percorso di scambio interculturale sono stati stimolati ad immaginare i rispettivi paesi in un gioco tutto salgariano di immaginazione di luoghi esotici mai visitati. Le opere realizzate sono valorizzate nel percorso espositivo.
Con il sostegno di: Progetto Youtoo Città di Torino; Fondazione CRT Cassa di Risparmio di Torino; Regione Piemonte.
Media partner: Rai Cultura.
In collaborazione con: Rai Teche.
Prestiti: Rai Teche; La Specola – Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze; Museo di Storia Naturale di Genova Giacomo Doria.
PROGRAMMA DELLA GIORNATA INAUGURALE
Ore 15:30. Apertura al pubblico della mostra “Sandokan. Il ritorno della Tigre”
Ore 16.00. Inaugurazione Rooftop e saluti Istituzionali
Carlotta Salerno, Assessora alle politiche educative, giovanili, rigenerazione urbana e periferie Città di Torino.
Giampiero Leo, Presidente della Commissione cultura, istruzione, territorio Fondazione CRT.
Silvia Casolari e Davide Monopoli,Co-Direttori del Museo, Fondazione MUFANT.
Hartmut Grabowski, Architetto autore del progetto architettonico e direttore dei lavori.
Ore 16:30. Felice Pozzo. Il magico mondo di Emilio Salgari.
Quello del grande romanziere è un universo soffuso di magie e di alchimie letterarie, messo in atto creando in Italia il genere avventuroso ed esibendo un vero e proprio “mondo in una stanza”, descritto cioè a tavolino. Il tutto agganciato alla realtà ma sospeso in una sorta di nebbia creata dall’immaginazione e dall’immedesimazione.
Ore 17.00. Paola Irene Galli Mastrodonato. La Malesia di Emilio Salgari.
Come e perché il poco più che ventenne Salgari crea una saga che si svolge nell’Oriente estremo, nell’isola più selvaggia allora conosciuta, il Borneo, e così facendo cambia radicalmente l’immagine eurocentrica che di quei luoghi era stata fin lì trasmessa? Un viaggio avvincente attraverso le pagine ricche di fascino del nostro più grande scrittore tra Otto e Novecento.
Ore 17:40. Visita guidata alla mostracon i co-curatori. Interviene Federica Pellegatti, Presidentessa Associazione Emilio Salgari, Kuala Lumpur, Malesia.
Ore 18:10. Daniele Cicuzza (University of Brunei Darussalam). Odoardo ed Emilio, due modi di esplorare le foreste tropicali del Sud-Est asiatico.
Odoardo Beccari ed Emilio Salgari sono stati due grandi esploratori italiani dell’800. Il primo ha esplorato le foreste del sud-est asiatico contribuendo notevolmente alla conoscenza della flora e fauna di quei luoghi, a quei tempi, poco conosciuti. Il secondo, pur non avendo mai lasciato l’Italia, ci ha consegnato delle descrizioni immaginarie di pirati e filibustieri nel bellissimo ciclo dei Pirati della Malesia. Quel mondo è oggi profondamente cambiato, le foreste sono state modificate, e i pirati sono solo un ricordo. Le grandi foreste tropicali, con i loro alberi maestosi, producono legno pregiato che è utilizzato in tutto il mondo, anche nel nostro design italiano. Pertanto l’Italia contemporanea è collegata con questo mondo più di quanto noi possiamo immaginare.
Ore 18:40. Carlo Modesti Pauer. Il Sandokan di Sollima, la RAI e l’Italia degli anni ’70.
Una breve panoramica sulla cultura e la società dell’Italia al tempo della gestazione e produzione di Sandokan, inserendo il pensiero e l’opera dell’autore – S. Sollima – per poi analizzare l’impatto della serie e la sua ricezione, sia della critica che del pubblico.
Nel cuore del Mufant prende vita un’iniziativa unica nel suo genere che fonde cultura, immaginario fantascientifico e benessere psicologico: “Psicologo al Museo”, una proposta ideata, progettata, organizzata e gestita dalla Cooperativa sociale Altra Mente di Torino nell’ambito del più ampio programma culturale “Rooftop Mufant”, vincitore del bando Youtoo.
Lo “Psicologo al Museo” nasce con l’obiettivo di portare la psicologia fuori dagli ambienti clinici convenzionali, sperimentando nuove modalità di ascolto, confronto e orientamento all’interno di un luogo culturale ricco di stimoli narrativi e visivi. Il museo, da sempre spazio di immaginazione e riflessione, si trasforma così in una “stazione psicologica” per l’esplorazione del sé, della collettività e dei futuri possibili.
LE AZIONI DEL PROGETTO:
Servizio di consulenza psicologica su appuntamento
Questo servizio si esprime in un primo colloquio individuale gratuito con psicologi qualificati, organizzati in un ambiente riservato all’interno del museo. Parafrasando il noto film di Spielberg, questo primo “incontro ravvicinato del terzo tipo” col mondo della psicologia e con i servizi ch’essa è in grado di offrire permette di accogliere quelle che potrebbero essere le difficoltà personali portate dagli utenti del servizio oppure consente di esplorare insieme riflessioni esistenziali che dovessero emergere, beneficiando, al contempo, di un contesto culturale stimolante. Il servizio viene gestito tramite un sistema di prenotazione on-line all’indirizzo e-mail associato al servizio: psicologoalmuseo@gmail.com.
Per l’utenza che volesse approfondire le questioni emerse durante il primo colloquio gratuito garantito dal progetto, si avrà la possibilità di proseguire il percorso privatamente col professionista scelto.
“Futuro interiore – Lettere allo psicologo” – Uno spazio digitale di confronto e comunità
Quest’azione si configura nei termini di un format on-line dove troveranno risposta pubblicamente, attraverso articoli che usciranno sul sito della Cooperativa e su quello del Museo le domande anonime agli psicologi poste o attraverso uno specifico canale e-mail: psicologoalmuseo@gmail.com, oppure fisicamente dalle persone che si recheranno al museo, lasciando i propri interrogativi nella casella postale dello psicologo che all’interno del Mufant sarà predisposta.
Questo servizio favorisce la partecipazione collettiva e la costruzione di una community attenta al benessere mentale, con possibilità di riutilizzo dei contenuti per eventi, conferenze e attività pubbliche di divulgazione psicologica.
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Nel contesto dell’iniziativa, durante l’anno verranno inoltre portate avanti ulteriori iniziative:
Supporto psicologico per operatori e utenti della Cooperativa sociale Altra Mente
Il servizio si estende anche a chi lavora o usufruisce dei servizi della Cooperativa, con incontri individuali o attività di gruppo finalizzati a promuovere benessere e dinamiche relazionali positive. Uno spazio che potrà anche rappresentare l’opportunità di costruire, inventare, ideare, in collaborazione con il Mufant, attività laboratoriali/workshop abbinati agli psicotour, destinati all’utenza del museo, sfruttando gli spazi dello stesso come contesto psico-educativo e riabilitativo alternativo.
Orientamento informativo per studenti
L’attività di orientamento informativo e confronto diretto con professionisti di diversi ambiti psicologici è un altro importante tassello di questo variegato mosaico di servizi che possono essere ascritti allo “Psicologo al Museo”: dalla ricerca alla clinica, dalla psicologia del lavoro alla neuropsicologia, e a molti altri ambiti disciplinari, agli studenti delle scuole superiori, neodiplomati e neo-immatricolati verrà offerta l’opportunità di interagire con la “psicologia” a 360°, così da avere un’idea più chiara possibile del piano didattico del Corso di Studi in Psicologia (triennale e magistrale) e degli sbocchi professionali ai quali potranno aspirare. Gli studenti potranno così avere una panoramica dettagliata sulle possibilità formative del Corso di Studi, suggerimenti pratici e scoprire al contempo i percorsi professionali esistenti attraverso incontri in presenza e contenuti online.
Psicotour
Sono percorsi guidati all’interno del Museo nei quali saranno delineati gli stretti rapporti tra temi psicologici e immaginario fantastico e fantascientifico. Questi saranno tenuti da Psicoguide, psicolog* della Cooperativa sociale Altra Mente.
Un percorso guidato sulla psiche all’interno di un museo del fantastico e della fantascienza può trasformare una semplice visita in un viaggio affascinante dentro la mente umana. Fantascienza, fantasy e horror non sono solo generi di intrattenimento: sono specchi delle nostre emozioni più profonde, delle paure collettive e dei desideri inespressi. Attraverso lenti psicologiche, ogni oggetto esposto – che sia un’astronave, un mostro o un supereroe – acquista un nuovo significato. Il visitatore scoprirà come i traumi, i sogni e le trasformazioni interiori si riflettano in mondi alternativi, creature simboliche e futuri distopici. Questo “viaggio nella psiche” permette di cogliere il legame tra creatività e inconscio, rivelando come la mente umana, con le sue contraddizioni, abbia dato vita a narrazioni che parlano di noi, del nostro tempo e delle nostre speranze. È un’esperienza coinvolgente e originale, capace di unire emozione, riflessione e meraviglia.
Eventi, conferenze e azioni culturali centrate sulla salute mentale
Lo “Psicologo al Museo” consentirà anche di organizzare cicli di conferenze, convegni e altre tipologie di occasione di dibattito dedicati alla psicologia, al patrimonio culturale che questa iniziativa sarà in grado di co-creare insieme a chi ne usufruirà e, naturalmente, stante il contesto che la ospita, all’incontro tra psicologia e fantascienza. Temi come intelligenza artificiale, psiche nello spazio o identità distopiche saranno affrontati da esperti e divulgatori, con l’intento di coinvolgere un pubblico variegato e stimolare riflessioni interdisciplinari.
La mostra Godzilla minaccia atomica. 1954-2024 genesi di un mostro, realizzata dal Mufant in collaborazione e con il sostegno del Salone Internazionale del Libro Off, celebra il settantesimo anniversario di Godzilla, una delle icone più celebri del fantastico giapponese, ritornato, in tempi recentissimi, alla ribalta grazie all’attribuzione di un premio Oscar al film Godzilla Primus One.
La mostra, curata da Silvia Casolari, Davide Monopoli e il collezionista Andrea Attardo, sarà visitabile fino al 7 luglio 2024.
Settant’anni fa, nel 1954, esordiva nelle sale cinematografiche giapponesi il primo dei quasi 40 film della saga del “dinosauro” fantascientifico più famoso di sempre.
Quella di Godzilla fu la prima di una serie di cicliche “invasioni” di mostri e creature nipponiche in Occidente, Italia compresa, invasione che anticipò di quasi 25 anni quella dei super robot degli anni ’70 e di oltre 60 anni la grande ondata dei manga e anime contemporanei. Ancora, Godzilla fu il primo dell’infinita serie dei Kaiju (mostri) giapponesi, che fecero la fama e la fortuna della Toho, la casa di produzione cinematografica che lo creò.
Storicamente, il primo film Godzilla, re dei mostri, ebbe una rilevanza che andò molto oltre la sua specificità di film di genere, fu infatti uno fra i primi film realizzati da un Giappone post-bellico, da pochissimo libero dal “commissariamento” statunitense – il trattato di San Francisco che rendeva il Giappone nuovamente autonomo, anche nelle produzioni culturali, entrò in effettivo vigore nella primavera del 1952 -. Il film fu uno fra i primi a raccontare gli orrori della guerra e del disastro atomico, atrocità che meglio non potevano essere rappresentate da un mostro preistorico, una sorta di tirannosauro, risvegliato dalle esplosioni atomiche e da esse modificato geneticamente.
Oggi, nel 2024 la grande ribalta che lo ha visto protagonista e vincitore dell’Oscar per gli effetti speciali, richiama alla memoria – rendendolo nuovamente attualissimo – il valore simbolico incarnato dal Godzilla degli esordi: un messaggio di ammonimento contro la potenza distruttrice della guerra e di armi sempre più micidiali.
A proposito del valore simbolico, sociale, politico e antropologico di un mito contemporaneo come quello di Godzilla, ne seguiremo, nel percorso espositivo, la genesi, con lo sguardo di due studiosi novecenteschi dell’arte e dell’immaginario: Aby Warburg e Gilbert Durand.
Warburg coniò il concetto di “pathosforlmen”, immagini archetipiche rappresentanti contenuti universali il cui ciclico ritorno attraverso i secoli è determinato dal riattualizzarsi di particolari circostanze storiche, analoghe a quelle originarie. In questo senso specifico, l’attuale ritorno di Godzilla si spiega appunto nel suo riattualizzato valore come simbolo dei pericoli bellici.
Tuttavia, seguendo l’intera saga mediatica di Godzilla fra oriente e occidente – una colossale produzione narrativa fra film, serie televisive, racconti e romanzi, cartoni animati, videogiochi e giocattoli – se ne ottiene un’immagine talvolta opposta a quella originaria, o quantomeno molto meno definita.
Per fare un esempio, l’immagine di Godzilla che si delinea nel contesto della lunga saga cinematografica che lo ha visto protagonista, ha una natura multiforme e confusa, che si sviluppa in direzioni spesso opposte e incoerenti. Godzilla è sì simbolo dei pericoli generati dalle tecnologie distruttive, ma è anche, e in questo attinge dalla millenaria cultura di un Giappone esposto a terremoti, maremoti e altri cataclismi naturali, simbolo della distruttività della natura. Se poi, da principio, incarna, come rettile mostruoso, una creatura demoniaca “avversaria” per antonomasia dell’umanità, successivamente ne diventa alleato, affiancandola nella lotta ad altri e più pericolosi mostri, come King Ghidorah, Gamera, Biollante. E ancora, se da principio intende essere universale simbolo di terrore e morte, progressivamente diviene una sorta di pupazzo comico e innocuo ad uso e consumo del pubblico di bambini e bambine.
Questo stupefacente moltiplicarsi di significati anche di valore opposto, una sorta di deragliamento del senso, è solo un apparente perdita di significato simbolico. Possiamo affermare, facendo riferimento alle idee che Gilbert Durand propose nella sua “Archetipologia generale” che Godzilla appartiene a quel particolare regime costituito dai simboli “notturni”, ossia simboli caratterizzati da una confusività la cui funzione è quella di generare rinascita e rinnovamento proprio attraverso la fusione di valori e significati opposti: un magma originario delle rappresentazioni.
In questo senso, il dinosauro della Toho può essere pensato come simbolo stesso del Fantastico, una funzione cognitiva e narrativa che genera nuove rappresentazioni attraverso un costante rimpasto delle forme immaginifiche universali.
LA MOSTRA
La mostra comprende oltre 200 oggetti fra rari modellini vintage e contemporanei dedicati a Godzilla dalla collezione di Andrea Attardo, 30 diorami originali a tema giurassico realizzati da Andrea Salimbeti, alcuni manifesti cinematografici giapponesi e italiani, prime edizioni librarie, riviste e periodici italiani e stranieri dai primissimi anni del Novecento a oggi, rare cartoline postali giapponesi degli anni ’70 – i Pachimon – raffiguranti creature mostruose che attaccano i simboli delle principali città del mondo, figurine e riviste degli anni ’80 e ’90 sempre sul tema Godzilla.
Il percorso espositivo racconta la genesi di Godzilla a partire da alcuni approfondimenti dedicati al tema generale delle origini tardo ottocentesche dei dinosauri fra realtà e immaginario fantastico.
La mostra attinge prioritariamente dalla collezione di Andrea Attardo, dalle collezioni del Mufant e da quelle di Andrea Salimbeti.
L’evento del 25 maggio prevede l’accompagnamento guidato al percorso espositivo da parte dei curatori e dei collezionisti, a partire dalle ore 16.00.
La mostra non ha costi aggiuntivi rispetto a quelli dell’ingresso al museo.
CREDITI MOSTRA Curatori: Andrea Attardo, Silvia Casolari, Davide Monopoli Testi: Mara Angela Salis, Michele Zorzi Grafiche: Bianca Roggero Comunicazione: Arianna Chiola, Alessandra Spina
La mostra temporanea “Gundam, evoluzione e tecnologia di un’icona giapponese” non solo è prorogata fino al 7 Aprile 2024, ma si arricchisce di fantastiche novità.
A partire dal 17 marzo, arriva una nuova “sezione d’autore”: la serie di 20 tavole realizzate da Massimiliano Gissi, artista visivo e illustratore torinese, da sempre affascinato dal mondo manga e anime, in particolare dal “nostro” Gundam. Una passione che vede, in questa piccola ma ricca esposizione, il suo compimento.
L’inaugurazione, che si terrà appunto domenica 17 marzo, prevede inoltre un momento dedicato al mondo del modellismo e dei Gunpla: “Monta il tuo Gunpla”, con la presenza e la guida del collezionista e co-curatore della mostra “Gundam, evoluzione e tecnologia di un’icona giapponese” Cristian Carlone.
PROGRAMMA
16.00 – Saluti e apertura della nuova sezione della mostra. 16.15 – Visita guidata alla mostra temporanea “Gundam, evoluzione e tecnologia di un’icona giapponese”. 16.45 – Workshop “Monta il tuo GUNPLA”, gestito dal collezionista e appassionato di modellismo Cristian Carlone.
WORKSHOP – MONTA IL TUO GUNPLA (Gundam Plastic Model)!
Il workshop tratterà e permetterà di sperimentare tutte le fasi di realizzazione di un modello di Gundam: dai materiali occorrenti per il modellista, al montaggio effettivo del proprio modellino in scala.
– Tutti i partecipanti dovranno essere in possesso di un modellino GUNPLA ancora da montare (suggerimento d’acquisto, “Gundam Entry Grade”), che sarà possibile portarsi a casa montato al termine del workshop. In caso di impossibilità ad acquistare il GUNPLA, alcuni modellini potranno essere forniti dal Mufant, ma resteranno di proprietà del museo. – Durata del workshop: 1 ora – Obbligatoria la prenotazione all’indirizzo info@mufant.it entro il 15 marzo. – Massimo 10 partecipanti. – Età minima 10 anni; richiesta la presenza di un accompagnatore per i minori di 14 anni.
ATTENZIONE! La mostra “Hic sunt dracones” è stata chiusa in anticipo il 29-02. Ci scusiamo per il disagio.
Sabato 09.12.2023, ore 15.30-19.00
L’irresistibile ascesa internazionale che ha come protagonista la fantascienza cinese, necessita oggi di un momento di riflessione, approfondimento e attenzione.
Per queste ragioni, il Mufant, nei nuovi spazi del rooftop del museo, propone la mostra: Hic sunt Dracones. L’irresistibile ascesa della fantascienza cinese, a cura di Davide Monopoli e Silvia Casolari, un percorso espositivo e una serie di eventi correlati per raccontare il presente e la storia della science fiction cinese.
La mostra, come molte delle iniziative del museo, è anche occasione per riflettere sul Fantastico come racconto dell’Alterità nelle sue diverse connotazioni: antropologiche, mediatiche e geografiche.
Il titolo Hic sunt dracones gioca su questi aspetti, con un doppio filo: se è vero che nelle cartografie antiche e medievali la scritta “qui ci sono i dragoni (o i leoni)” posta nei pressi delle ancora ignote Africa e Asia indicava la fine dei confini del noto, oltre i quali si supponeva abitassero creature meravigliose o spaventose, è anche vero che oggi il “dragone” è proprio qui, vicino a noi, e, per la prima volta, forse, possiamo conoscerlo realmente.
Non dimentichiamo infine che il 2024 sarà l’anno cinese del Drago!
Il percorso espositivo è diviso in tre parti.
Nella prima parte, una ricca e curiosa raccolta di rari materiali primonovecenteschi – libri illustrati, riviste e fumetti – racconta lo “Yellow peril”, il “pericolo giallo”.
Si tratta dei crescenti sentimenti xenofobi diffusisi nel mondo occidentale nel corso del tardo Ottocento a danno degli asiatici, un fenomeno che ha trovato una vasta eco nelle narrazioni fantastiche e fantascientifiche, proprio in virtù della “naturale” vocazione dell’immaginario fantastico a rappresentare la paura dell’alterità. Innumerevoli, all’epoca, furono infatti le storie, molte delle quali notissime, nelle quali cinesi e giapponesi erano rappresentati come pericolosi arcinemici dotati spesso di poteri soprannaturali. Si va dalla “Guerre infernale” e “Saturnino Farandola” meravigliosamente illustrate da Albert Robida, alle più conosciute saghe di Buck Rogers o Flash Gordon – chi non conosce “Ming the merciless” ad esempio? -, fino alle storie nostrane di Emilio Salgari e Luigi Motta con il suo emblematico “La principessa delle rose”, oppure Yambo. Inevitabile, infine, un’incursione nel mondo di Sax Rohmer e il suo “Fu Manchu”.
Il percorso si chiude con un approfondimento, a cura dell’antropologo torinese Francesco Vietti, sul tema di Kowloon, il quartiere ghetto di Hong Kong, oggi smantellato, protagonista di innumerevoli narrazioni fantascientifiche, dalla letteratura, al cinema, al videogame, la più nota delle quali è sicuramente la “trilogia del ponte” di William Gibson, il padre del Cyberpunk.
La seconda sezione costituisce il momento centrale della mostra ed è dedicata alla storia della fantascienza cinese.
Si parte da due momenti topici: il presente recentissimo – lo scorso ottobre – quando la città di Chengdu ha ospitato la WorldCon, la più importante convention internazionale di fantascienza che, nata nel cuore degli Stati Uniti oltre 80 anni fa, è approdata per la prima volta in oriente; il passato recente – l’anno 2017 -, quando “Il problema dei tre corpi”, romanzo di Liu Cixin vincitore del prestigioso premio Hugo, approda in Italia. A tal proposito sarà raccontato il visionario lavoro di Giuseppe Lippi, storico curatore della collana Urania di Mondadori che, per primo, nell’ormai lontano 2006, ha presentato al pubblico italiano la prima rassegna di letteratura fantascientifica cinese.
Il percorso prosegue ricostruendo la recente storia della fantascienza cinese che ha preso avvio nel primissimo Novecento, al tramonto dell’ultimo impero cinese, quello Qing.
Dalle prime incursioni di Lu Xun, padre della letteratura cinese moderna, che, nei primi anni del Novecento, traduce, quasi reinventandole, alcune opere di fantascienza di Jules Verne, si procede nella scoperta della storia della fantascienza cinese seguendo schematicamente quattro momenti evolutivi correlati anche ai grandi cambiamenti storici della Cina: la fine dell’impero Qing e l’età della Repubblica, l’avvento di Mao Zedong, il post Rivoluzione Culturale e l’epoca contemporanea a partire dai grandi rinnovamento di Deng Xiaoping.
Dalla fondamentale City of Cats, distopia fantascientifica scritta negli anni ’30 da Lao She, si passa agli autori del periodo successivo al “congelamento” operato durante la rivoluzione culturale, come Zheng Wenguang e Ye Yonglie, per citarne alcuni fra i più noti, per ritornare, infine, al presente, con autori e autrici che oggi sono, a tutti gli effetti, star internazionali, come Liu Cixin, Chen Quifan o Hao Jingfang.
Una attenzione particolare sarà inoltre dedicata al fondamentale ruolo che la rivista Science Fiction World Magazine ha avuto nel processo di rinascita della fantascienza cinese a partire dal 1991.
Importanti anche i numerosi spazi dedicati all’approfondimento, fra i quali quello sulla trasformazione transmediale – da film a videogame – del colossal fantascientifico cinese, diffuso sulla piattaforma Netflix in anni recenti, The Wandering Earth.
Oppure lo spazio dedicato a Tong Enzheng, scrittore attivo fra gli anni ’60 e i primi anni ’80, che racconta come, anche in terra cinese, la fantascienza e i suoi mostri offrissero facile materiale per raccontare della paura dell’Altro: questa volta l’Occidente bianco. Particolare attenzione sarà data al suo racconto Death ray on a Coral Island da cui, nel 1980, fu tratto il primo film di fantascienza cinese, storia dalla quale prese avvio un vero e proprio fenomeno transmediale, con trasposizioni radiofoniche e fumettistiche.
Ci si soffermerà infine anche su fenomeni più curiosi, quali il timido emergere della fantascienza tibetana, fra cinema e letteratura, e il vasto mondo delle associazioni e del giovanissimo fandom fantascientifico cinese.
Una terza sezione, a cura di Ai Lian Gu e dell’Associazione Zhisong – che, attiva in città da oltre quattordici anni, raccoglie la vasta comunità cinese che risiede a Torino –, è dedicata al racconto del mondo cinese nella nostra città e offre una panoramica delle tradizioni millenarie della cultura cinese, dall’arte della calligrafia, ai riti del Tè, alla musica, fino alle testimonianze, attuali, dei giovani cinesi di seconda generazione che vivono a Torino.
Parte del percorso è anche la grande scritta “Mufant” in calligrafia cinese, realizzata dalla giovane artista Sihuixin Wang e ispirata all’opera che il calligrafo cinese Xiao Huan ha realizzato per l’esposizione tenuta recentemente dal Mufant presso il Centro Sino – Italiano del distretto di Tianfu, nella città di Chengdu.
Segnaliamo inoltre che all’interno del percorso espositivo, sarà fruibile una postazione interattiva digitale realizzata da Francesca “Alice” Avvento, attraverso la quale i visitatori potranno scoprire il loro segno zodiacale cinese e conoscerne le caratteristiche con un semplice click.
Non può mancare infine la cosplayer Eleonora Burzio che, con la sua famiglia, ha realizzato costumi e scenografie ispirate al film “La foresta dei pugnali volanti”.
Il percorso, sostenuto da Fondazione CRT e Regione Piemonte è a cura di MUFANT: curatori Davide Monopoli, Silvia Casolari; grafiche Bianca Roggero, redazione e revisione Mara Salis, segreteria Arianna Chiola, comunicazione Alessandra Spina.
Opera calligrafica dell’artista Xiao Huan significante ‘Mufant’
PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI INAUGURAZIONE
Ore 15:30. Saluti istituzionali da parte di Giampiero Leo, Presidente della Commissione cultura, istruzione, welfare della Fondazione CRT e del Presidente della Circoscrizione 5 Ing. Enrico Crescimanno, e presentazione della mostra a cura di Davide Monopoli e Silvia Casolari, co-direttori MUFANT.
Ore 15:45. La seconda generazione cinese a Torino. A cura di Ai Lian Gu, presidentessa Associazione Zhisong.
Ore 16:15. “Kowloon” fra realtà e distopia. A cura di Francesco Vietti (Antropologo Università di Torino).
Ore 17:00. Metaverso Torino – Chengdu. A cura di Mariano Equizzi (Esperto di Nuovi Media e Computer Vision)
Ore 17:15. “Il pericolo giallo” nelle narrazioni di genere. A cura di Carlo Modesti Pauer (Antropologo e autore televisivo RAI)
Ore 18:00. La fantascienza cinese: una storia. A cura di Jessica Imbach (Sinologa Università di Zurigo).
Si terrà infine una visita guidata alla mostra alla presenza dei curatori.
Sabato 16 Settembre, al MUFANT inaugura la nuova temporanea “Gundam: tecnologia ed evoluzione di un’icona giapponese”, dedicata ad uno dei più noti mecha dell’animazione nipponica. Nato dalla mente di Yoshiyuki Tomino nel 1979, Mobile Suit Gundam porta una rivoluzione nel mecha, un sottogenere del fantascientifico che esordisce in Giappone e che ha come protagonisti grandi macchinari guidati da esseri umani.
Gundam, a differenza dei suoi predecessori, non è un robot invincibile e inarrestabile, ma una macchina che si può rompere e che può fallire: unreal robotguidato da un ragazzino quindicenne nel contesto di una guerra spaziale tra umani, una storia dalle tinte sociali ancora attualissima, dove non è sempre il bene a vincere e dove vittime innocenti perdono la vita lasciando che lo spettatore si domandi, come gli autori: “Perché gli uomini continuano a farsi la guerra?”.
La mostra intende portare l’attenzione su un particolare aspetto, probabilmente un unicum nel panorama dei format di intrattenimento per ragazzi: con l’accrescersi del successo internazionale dell’anime, Gundam è diventato simbolo e testimonial del Giappone nel mondo. E’ questo fenomeno che porta, ad esempio, nel 30° anniversario dalla nascita, alla realizzazione nella capitale giapponese di un Gundam di 18 metri per sponsorizzare la candidatura di Tokyo alle Olimpiadi del 2016. Un colosso in fibra di vetro ed acciaio in scala 1:1 rispetto all’”originale” della serie TV.
Il Giappone per rappresentare se stesso in eventi così rilevanti a livello internazionale sceglie Gundam.
Il secondo livello di lettura del percorso espositivo, per il pubblico più specialistico, è costituito dall’evoluzione del design del mecha, dai primissimi modelli “squadrati” degli esordi alla tecnologia più raffinata dei contemporanei.
La mostra, prodotta dal MUFANT e gestita dalla direzione artistica di Silvia Casolari e Davide Monopoli, espone oltre 30 rari modelli Gunpla – Gundam Plastic Model – dalla collezione di Cristian Carlone, che cura anche il percorso espositivo.
Fin dal 1980 i Gunpla hanno conosciuto un enorme successo in Giappone e nel mondo, divenendo il prodotto leader dei kit da assemblare e collezionare, tanto da rappresentare il 70% del mercato modellistico in plastica: dal 1980 al 2022 i Gunpla hanno venduto quasi 1 miliardo di pezzi, con oltre 2.000 modelli diversi.
Negli ultimi quarant’anni il design si è sviluppato fino ad arrivare alla complessa ingegneria che vediamo nei modelli dei giorni nostri.
Gundam, come anticipato, non è soltanto un “giocattolo” in Giappone: icona culturale e tecnologica, la sua influenza è tale da aver raggiunto lo status di simbolo della nazione; è stato, per fare solo alcuni esempi, l’ambasciatore nipponico durante l’Expo mondiale di Dubai del 2020 e alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo del 2021. Il fatto che un paese ricchissimo di storia, tradizioni e simboli abbia scelto proprio Gundam come uno dei suoi testimoni verso il resto del mondo, è la dimostrazione di come un “cartone animato” abbia trasceso il suo valore di intrattenimento e sia entrato nella coscienza di un’intera nazione.
La mostra è pensata per coinvolgere sia i curiosi, che si approcciano per la prima volta a questo tema, sia gli appassionati, che si ritroveranno nell’aspetto più “feticistico” del design del mecha, ma anche chi si interessa agli aspetti mediatici, sociologici e antropologici del fantastico contemporaneo: non solo gunpla, ma anche stampe, vinili, settei e memorabilia.
Il percorso è arricchito inoltre dagli omaggi a Gundam dell’artista Massimiliano Gissi e del fumettista Toni Viceconti.
In
occasione di Biennale Tecnologia 2022 il MUFANT presenta la
mostra Prossime
Città e
propone una rassegna
di appuntamenti diffusi fra il Politecnico
di Torino
e il Museo
dedicati al tema della città
del futuro
nell’immaginario della fantascienza. Le più note e iconiche città
così come sono state rappresentate nella grande letteratura, nel
grande cinema e nella serialità di genere fantascientifico.
CONCEPT
La
“città del futuro” non è uno dei tanti temi della fantascienza,
è la fantascienza. Presentando mondi mai visti prima, il racconto
fantascientifico li deve costruire dal nulla, senza potersi riferire
a realtà già note. Fra questi “mondi dal nulla”, la città –
del futuro o dell’altrove – è sempre metafora di una società
possibile, alternativa – in meglio o in peggio – a quella
attuale.
L’idea di “Città del Futuro” come la conosciamo attraverso la fantascienza si definisce nel secondo Ottocento, quando il diffuso interesse per le meraviglie prodotte dal progresso scientifico e tecnologico, facilita la nascita delle “utopie scientifiche”, racconti che illustrano, con l’escamotage del futuro, come a rendere possibile la realizzazione degli ideali utopici siano proprio le innovazioni tecnologiche.
È attorno alla “questione tecnologia” quindi, che si organizza la narrazione delle città/società del futuro – utopiche o distopiche che siano – nella fantascienza che, dagli inizi del Novecento a oggi, hanno invaso l’immaginario collettivo: dalla città verticale di Metropolis di Fritz Lang a quella iper-tecnologica di Blade Runner nel cinema, dall’oscura GothamCity di Batman, alla vertiginosa metropoli di The long Tomorrow nel fumetto, dal condominio-città di Condominium di James Ballard alla stratificata Pechino Pieghevole di Jingfang Hao o ancora nella visionaria Mecharatt immaginata da Dario Tonani nel suo Mondo9 nella letteratura.
È
da queste premesse che prende avvio Prossime
Città,
un excursus crossmediale – fra letteratura, cinema, fumetto,
videogame – fra le città del futuro narrate in oltre centocinquanta
anni di fantascienza, di fatto un pretesto per riflettere
sull’attualità dei rapporti fra umanità, tecnologia e ambiente
alla ricerca di nuove possibilità e nuovi princìpi per cambiarli e
migliorarli.
LE SEDI DELLA MOSTRA:
POLITECNICO
DI TORINO,
C.so Duca degli Abruzzi, 24 Torino.
Presso il Politecnico da giovedì 10 a domenica 13 novembre è visitabile dalle ore 9.00 alle ore 20.00 l’installazione “La città del Sole”.
Una
serie di parallelepipedi allineati rappresentano simbolicamente gli
edifici di una città sulle cui pareti, attraverso grafiche e
citazioni, si racconta la storia delle città future nella
fantascienza dalla letteratura al videogame: città spaziali, città
formicaio, città sotto cupole geodetiche, città astronave, città
senza fine, città possibili e impossibili.
MUFANT,
Piazza Riccardo Valla 5 Torino.
L’inaugurazione della mostra Prossime Città presso il Museo è prevista per sabato 12 novembre dalle ore 15.30 alle ore 19.00.
Illustrazioni, prime edizioni librarie, toys vintage e rarità dall’Ottocento a oggi raccontano le città del futuro della fantascienza in confronto ad alcuni dei più visionari e innovativi progetti di urbanisti e architetti fra passato e presente. In esposizione l’opera ispirata all’immaginario di Star Trek dell’artista torinese Luisa Valentini. In mostra anche One Connection della mosaicista Giorgia Palombi e Le torri di Marco Tursi.
La
mostra è realizzata con il sostegno di Città di Torino-Bando React.
Progetto realizzato nell’ambito della risposta dell’Unione alla
pandemia Covid-19.
LE CONFERENZE:
. VENERDì 11 NOVEMBRE ORE 11.30
“CITTÀ DEL FUTURO IN CINA, TRA REALTÀ E FANTASCIENZA”.
Presso
il Politecnico di Torino, Aula
1, C.so Duca degli Abruzzi, 24.
Dibattito.
A cura di MUFANT in collaborazione con China Center PoliTo.
Con
Gu Shi (da remoto), Francesca Governa, Silvia Casolari. Modera
Davide Monopoli.
Il
rapporto – equilibrato o abnorme – fra tecnologia, umanità e
ambiente negli spazi urbani è un tema cardine delle narrazioni
fantascientifiche, oggi rinnovato e rilanciato dalla fantascienza
orientale.
SABATO 12 NOVEMBRE ORE 16:00-18:00
“ALTRE CITTÀ: VIVERE L’ALTROVE FRA SCIENZA, ANTROPOLOGIA E ARTE”.
Presso
il MUFANT, Piazza Riccardo Valla 5, Torino.
Conferenza.
Una
riflessione trasversale sul “vivere e abitare l’altrove”.
Interventi:
Civiltà oltre la frontiera: un archetipo della fantascienza in quattro romanzi. Interviene l’autore, Giancarlo Genta (Politecnico di Torino);
Vedere e dis-vedere la città: un dialogo sul futuro fra antropologia e fantascienza. Interviene l’antropologo Francesco Vietti (Università di Torino, Dip. Filosofia e Scienze dell’Educazione);
Le tecnologie civiche e digitali per progettare le comunità e i luoghi urbani del futuro a cura di Eloheh Mason e del gruppo Territori e Comunità digitali (Università di Torino, Dip. Informatica).
DOMENICA 13 NOVEMBRE ORE 15:30-17:30
“ESTETICA, RESISTENZA, UTOPIA: LE CITTÀ DI DOMANI RACCONTATE DAL SOLARPUNK”.
Presso
il MUFANT, Piazza Riccardo Valla 5, Torino.
Conferenza.
Interventi
di:
Franco Ricciardiello, Silvia Treves, Paolo Bertetti, Piero Gondolo della Riva, Domenico Morreale, Luigi Mobiglia, Roberto Arduini, Cecilia Barella. Moderano Silvia Casolari, Davide Monopoli.
Da alcune considerazioni di Andrew Dana Hudson in merito alla necessità di venire a patti con la città e con le sue infrastrutture, un discorso “militante” sulla situazione delle realtà urbane, con un occhio agli “inurbati climatici” e alle nuove tecnologie, tra realtà e immaginazione.
INFO:
Accesso
gratuito agli appuntamenti presso il Politecnico di Torino.
Si
accede agli appuntamenti presso il Mufant con i biglietti standard
del Museo: Ingressi
– MUFANT
Tecno Profezie, un hub di welfare culturale per l’innovazione digitale, sostenuto dalla Città di Torino con fondi PON Metro React EU, è l’articolato progetto che, a partire dal lancio del primo ottobre, sarà implementato per un anno dal Museo Mufant in collaborazione con l’Università di Torino (Dip. di Informatica e Dip. di Filosofia e Scienze dell’Educazione), la ASL di Torino, le cooperative sociali Altra Mente e Stranaidea e la ong CIFA.
Il progetto costituisce una risposta
resiliente al disagio sociale prodotto dalla pandemia Covid-19, a partire da
tre evidenze: il persistente analfabetismo digitale della popolazione italiana
(l’indice DESI ci colloca agli ultimi posti fra i paesi europei), il delinearsi
di una categoria sociale – quella dei Neet – costituita da un crescente numero
di giovani socialmente isolati e senza occupazione, il persistere della povertà
socio-economico-culturale nelle periferie cittadine.
Obiettivo generale di Tecno Profezie è avvicinare il maggior numero possibile di persone ai temi dell’innovazione digitale utilizzando la fantascienza, un genere volto a raccontare la scienza attraverso la fiction narrativa.
Il progetto, diffuso sul territorio della Circoscrizione 5 di Torino e rivolto a pubblici di prossimità, studenti e categorie sociali svantaggiate, contempla una serie di azioni a matrice culturale, formativa e sociale focalizzate sui temi dell’innovazione digitale come blockchain, NFT, commonshood e FirstLife, il social network georeferenziato che si sta sviluppando in Unito e testando insieme alla Città di Torino.
Il progetto sarà presentato in occasione di sabato 1 ottobre 2022, dalle ore 16:00 alle ore 20:00 presso il museo.
Il poster di Tecno Profezie è stato realizzato dall’illustratore Franco Brambilla (Urania, Mondadori).
Programma della giornata:
H. 16:00-16:30: saluti istituzionali e presentazione del progetto TECNO PROFEZIE Con i partner di progetto e i rappresentanti delle istituzioni.
H. 16:30-17:10: inaugurazione della mostra “Buzzati e le stelle” Intervengono le curatrici Valentina Polcini e Silvia Casolari, Edoardo Russo del CISU – Centro Italiano Studi Ufologici – e il collezionista Paolo Fiorino.
H. 17:00-18:00: “Passeggiata immersiva” a cura delle ricercatrici e dei ricercatori del Dipartimento di Informatica e del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino. Passeggiata immersiva nei dintorni del MUFANT con lettura di brani tratti dalla letteratura fantascientifica in rapporto alla città e agli ambienti urbani. Chi lo desidera potrà sperimentare un breve e semplice esercizio di scrittura creativa tramite apposite “schede sensoriali”.
H. 18:00-19:00: Presentazione creativa delle due tecnologie legate al progetto “Tecno Profezie”: FirstLife e CommonsHood a cura delle ricercatrici e dei ricercatori del Dipartimento di Informatica e del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino. Si realizzerà insieme una mappatura digitale dei brani letti durante la passeggiata costruendo un piccolo “percorso fantascientifico” nel quartiere e arricchendo l’itinerario anche con alcuni frammenti di scrittura creativa dei partecipanti. Si scopriranno le potenzialità della tecnologia blockchain per i progetti di cittadinanza e partecipazione.
Entrambe le attività saranno condotte da: per il Dipartimento di Informatica saranno presenti: Eloheh Mason, Sowelu Avanzo, Chiara Sonzogni, Monica Cerutti; per il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione: Francesco Vietti, Carlo Capello
H. 17:00-19:00: installazione “Mappa in Linea” a cura di Marcello Turco e Marco Fiorito, Stranaidea. Una linea come metafora delle relazioni umane, relazioni che creano mappe nei nostri territori, nelle nostre comunità. Una mappa concettuale che attraversa le nostre comunità, che collega e confronta, raccogliendo le opinioni, in immagini e audio, delle persone e i loro vissuti rispetto a questo complesso periodo pandemico. Una mappa da guardare, da ascoltare, da vivere. Una mappa aperta, ancora da arricchire con i tuoi vissuti.
Si potrà accedere all’evento con i biglietti standard del Museo Ingressi – MUFANT.